27.08.2026

AVS 2030: capire la riforma in esame

L’AVS viene spesso presentata come un sistema sotto pressione. Eppure, contrariamente a certe idee preconcette, l’assicurazione vecchiaia e superstiti è tuttora in equilibrio. Le prestazioni continuano a essere finanziate e le riforme adottate in questi ultimi anni hanno permesso di stabilizzarne la situazione finanziaria. La vera sfida si delineerà verso il 2030, quando si faranno sentire pienamente gli effetti dell’invecchiamento demografico.

Proprio per rispondere a questa sfida, il Consiglio federale ha avviato la riforma AVS 2030, attualmente in fase di consultazione. Il suo obiettivo è duplice: modernizzare l’assicurazione e garantirne la stabilità finanziaria per il periodo 2030-2040.

  1. Un’AVS ad oggi solida, ma confrontata con difficoltà strutturali
  2. Un obiettivo chiaro: aumentare le entrate senza aumentare l’età pensionabile
  3. Incoraggiare i dipendenti a rimanere attivi più a lungo
  4. Le sfide principali per i datori di lavoro

 

1. Un’AVS ad oggi solida, ma confrontata con difficoltà strutturali

Le riforme RFFA (2020) e AVS 21 (2024) hanno rafforzato le finanze dell’assicurazione e permesso di migliorarne la stabilità a medio termine.

  • RFFA
    Allineando le aliquote d’imposta delle multinazionali a quelle delle aziende svizzere, la Riforma fiscale e sul finanziamento dell’AVS ha permesso di aumentare le entrate dell’AVS a partire dal 2020.
  • AVS 21
    Approvata nel 2022, ma entrata in vigore nel 2024, AVS 21 ha uniformato l’età di riferimento per uomini e donne e introdotto una flessibilizzazione delle modalità di pensionamento. Anche un aumento dell’IVA dal 7.7 all’8.1% ha contribuito a finanziare l’AVS.

Le ultime proiezioni dell’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS) indicano che l’AVS rimane globalmente stabile, anche se le prospettive a corto termine sono meno favorevoli del previsto.

Il principale fattore di pressione è l’evoluzione demografica. I pensionamenti della generazione del baby boom stanno facendo registrare un rapido aumento dei beneficiari della rendita AVS, mentre la crescita del numero degli attivi che versano contributi risulta più moderata.

A questo si aggiunge l’introduzione della 13a mensilità della rendita AVS. Si stima che nel 2030 il suo costo potrebbe raggiungere circa 4.5 miliardi di franchi l’anno. Anche se venisse approvato l’aumento dell’IVA di 0.4 punti deciso dal Parlamento, continuerebbe a sussistere un fabbisogno di finanziamento. Le proiezioni indicano che nel 2030 si potrebbe ancora registrare un deficit superiore a un miliardo di franchi.
 

2. Un obiettivo chiaro: aumentare le entrate senza aumentare l’età pensionabile

Contrariamente a quanto molti credono, la riforma AVS 2030 non prevede un aumento dell’età di riferimento AVS. Il Consiglio federale ha scelto un altro approccio: incoraggiare più persone a proseguire la propria attività lucrativa oltre l’età pensionabile e migliorare la riscossione dei contributi.

Un orientamento che si basa su una semplice constatazione: in un contesto di carenza di manodopera, il mantenimento dei lavoratori con esperienza sul mercato del lavoro rappresenta un importante potenziale per l’economia svizzera e per il finanziamento delle assicurazioni sociali.

Adeguamenti importanti a livello di contributi

Diverse misure mirano a uniformare e garantire il finanziamento dell’AVS.

L’avamprogetto prevede in particolare un allineamento progressivo del tasso di contribuzione AVS dei lavoratori indipendenti a quello dei dipendenti per le fasce di reddito superiori, mentre per gli indipendenti con redditi modesti verrebbe in linea di massima mantenuta la tavola scalare.

Verrebbero prelevati contributi AVS anche sulle indennità giornaliere versate in caso di malattia o infortunio. Una misura che consentirebbe di evitare lacune contributive e di proteggere meglio le future rendite delle persone interessate.

Il progetto mira inoltre a contrastare determinate forme di ottimizzazione legate ai dividendi versati ai salariati azionisti della propria azienda. Verrebbe definita una soglia per stabilire con maggiore chiarezza quando una remunerazione deve essere assoggettata ai contributi sociali.

Infine, la gestione dei salari affidata a terzi dovrebbe essere maggiormente regolamentata per ridurre i rischi legati al mancato versamento dei contributi sociali.
 

3. Incoraggiare i dipendenti a rimanere attivi più a lungo

Uno degli aspetti centrali della riforma riguarda il mantenimento e la prosecuzione dell’attività lavorativa dopo i 65 anni.

Già oggi, in Svizzera si constata un aumento del numero di persone che proseguono un’attività lucrativa dopo l’età di riferimento. AVS 2030 intende rafforzare questa tendenza attraverso diversi incentivi.

I redditi conseguiti dopo l’età di riferimento verrebbero presi maggiormente in considerazione per il calcolo della futura rendita. Oggi le persone che lavorano oltre l’età pensionabile beneficiano di una franchigia annuale di 16’800 franchi (1’400 franchi al mese) esente da contributi AVS. La riforma prevede di aumentare questo importo a 22’680 franchi l’anno (1’890 al mese).

Inoltre, i redditi soggetti a contribuzione dopo l’età di riferimento verrebbero moltiplicati per un fattore di 1.4 nel calcolo della rendita, fino al raggiungimento della rendita massima.

Il Consiglio federale propone altresì di abolire l’attuale limite di 70 anni per il miglioramento della rendita e il rinvio della riscossione.

Per i datori di lavoro, queste misure potrebbero favorire il mantenimento volontario di collaboratori esperti, contribuendo così a preservare le competenze in un mercato del lavoro caratterizzato da difficoltà di reclutamento.

Previsti cambiamenti anche nel 2° pilastro

La riforma non si limita all’AVS.

Il Consiglio federale ritiene che le decisioni di pensionamento anticipato siano spesso influenzate più dalle prestazioni del 2° pilastro che da quelle dell’AVS. Pertanto propone di aumentare progressivamente da 58 a 63 anni l’età minima di riscossione delle prestazioni della previdenza professionale, per allinearla alle regole dell’AVS.

Pertanto propone di aumentare progressivamente l’età minima di riscossione delle prestazioni della previdenza professionale a 63 anni, per allinearla alle regole dell’AVS.

Sono previste misure anche per facilitare il mantenimento della copertura previdenziale in caso di prosecuzione dell’attività lucrativa oltre l’età di riferimento o in caso di cambio di datore di lavoro.

Verso un approccio al pensionamento più differenziato?

Per prevedere meglio le esigenze future, si stanno esaminando modelli alternativi che tengono conto ad esempio della professione esercitata, del percorso di formazione professionale o della gravosità del lavoro. I dati necessari potrebbero essere forniti dai datori di lavoro, in particolare per quanto riguarda il tasso di occupazione e l’attività svolta. L’obiettivo non è una modifica immediata del sistema, bensì la creazione di una banca dati che consenta di valutare eventuali future riforme.

Qual è l’impatto finanziario previsto?

Stando alle stime presentate nel progetto, le nuove misure contributive dovrebbero generare entrate supplementari per l’AVS pari a circa 600 milioni di franchi entro il 2040. Anche le altre assicurazioni sociali beneficerebbero di queste entrate aggiuntive.

Come ogni proiezione a lungo termine, queste stime dipendono comunque dall’evoluzione demografica e dalla congiuntura economica.
 

4. Le sfide principali per i datori di lavoro

L’AVS oggi non corre il rischio di fallire né di non riuscire a versare le rendite. Le sfide riguardano soprattutto l’equilibrio finanziario dei prossimi decenni.

Per i datori di lavoro, la riforma AVS 2030 lancia tre segnali importanti:

  • il mantenimento in attività dei collaboratori senior diventa una sfida strategica nazionale;
  • la riscossione dei contributi verrà progressivamente rafforzata e armonizzata;
  • stanno emergendo nuove riflessioni su modelli pensionistici più flessibili e più adeguati alla realtà del mercato del lavoro.

La procedura di consultazione si concluderà l’11 settembre 2026. Il Consiglio federale prevede quindi di sottoporre il messaggio al Parlamento nel corso del primo semestre 2027. L’entrata in vigore delle misure è attualmente prevista non prima del 2031.

L’AVS rimane ad oggi finanziariamente solida, ma le sfide demografiche dei prossimi anni richiedono di agire in anticipo. L’obiettivo di AVS 2030 non è tanto quello di riformare in profondità il sistema, quanto piuttosto di rafforzarne durevolmente il finanziamento e di incoraggiare il mantenimento in attività dei lavoratori con esperienza. Per i datori di lavoro, questa riforma conferma una tendenza di fondo: i collaboratori senior saranno chiamati a svolgere un ruolo sempre più importante nell’equilibrio del mercato del lavoro e delle assicurazioni sociali.

 

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